Approccio psicologico allo stress

Negli anni ’60, il campo della ricerca sullo stress ha avuto un notevole impulso iniziando a spostarsi sullo studio dei principali eventi della vita che richiedevano adattamento e portando alla evidenza di malattie psicologiche e fisiche (Thoits 1983).

Questa ricerca è stata stimolata dallo sviluppo dalla Social Readjustment Rating Scale (SRRS, Holmes et al. 1967): una lista di controllo che comprendeva 43 eventi di vita stressanti.

I punteggi ottenuti dalla SRRS sono stati ponderati per ricavare una misura complessiva dello stress della vita. La SRRS è stata utilizzata in numerosi studi (Dohrenwend 2006) sebbene i rapporti con i sintomi mentali e fisici si siano rivelati generalmente modesti.


Questi modesti rapporti tra gli eventi della vita e la malattia hanno promosso indagini sui fattori che potrebbero moderare queste relazioni, come la personalità, l’autostima, il supporto sociale, il comportamento di tipo A e il significato dell’evento per l’individuo (Cohen et al. 1985, Kessler et al. 1985).

La ricerca ha dimostrato che la relazione tra eventi della vita e i risultati dipendevano dalla durata degli eventi e dalla magnitudo, oltre che dall’indesiderabilità e controllo percepito sugli eventi (Mullen et al. 1982, Thoits 1983, Vinokur et al. 1975).

Da questo momento la ricerca ha iniziato a sottolineare il ruolo essenziale delle differenze individuali nel processo di stress, un tema che è permeato nel successivo lavoro teorico.


Uno dei modelli teorici più influenti di stress psicologico è stata la teoria transazionale presentata da Lazarus nel 1966 e successivamente ampliata da Lazarus e Folkman (Lazarus e Folkman 1984). Secondo Lazarus lo stress si manifesta quando ci sono richieste che mettono alla prova o superano le risorse di adattamento della persona. Inoltre sostiene che lo stress non dipende unicamente dalla presenza di stressors nell’ambiente esterno ma, anche dalla vulnerabilità costituzionale della persona e dall’adeguatezza dei suoi meccanismi di difesa. Nello sviluppare la sua concezione dello stress l’autore pone particolare attenzione sulla “valutazione della situazione da parte dell’individuo”. La valutazione rappresenta, infatti, il processo cognitivo estimativo che attribuisce alle transazioni tra la persona e l’ambiente il loro significato.

La teoria di Lazarus ha rafforzato l’importanza dei fattori soggettivi nel processo di stress e ha affermato che gli effetti di potenziali fattori di stress sul benessere erano in gran parte determinati da come erano valutati cognitivamente dall’individuo: se uno stimolo non viene inteso come rilevante per il soggetto, non provocherà una attivazione emozionale e non sarà possibile quindi il verificarsi dello stress; alla stessa stregua per Cox et al. (a cura di Leka et al. 2010) lo stress insorge quando vi è squilibrio tra l’esigenza percepita di dare una risposta e la capacità di rispondere: potrebbe non esserci consapevolezza rispetto alla richiesta sulla persona o quest’ultima potrebbe non ritenerla significativa, oppure non avere le competenze per rispondervi.

Lazarus identifica due tipi di valutazione:

– la valutazione primaria ha luogo quando l’individuo dà significato agli eventi e valuta l’importanza di un evento in termini di dolore, minaccia o sfida; essa consiste nel determinare se un potenziale fattore stressante può essere considerato dannoso, minaccioso o provocatorio. Tuttavia, la valutazione primaria non è, di per sé, sufficiente a decidere il significato di un evento;

– la valutazione secondaria: definisce ulteriormente il significato di cosa sta succedendo, considera cosa gli individui possono fare per gestire la transazione stressante e identifica eventuali strategie di coping.

Ignorare il processo di valutazione, comprometterebbe significativamente la possibilità di comprendere l’effetto e la capacità di intervenire (Lazarus e Folkman 1984).

Il lavoro di Lazarus ha posto particolare enfasi sui modi con cui gli individui affrontano lo stress (Lazarus 1993; Lazarus e Folkman 1984) e in questo ha affrontato il tema del coping suddiviso in stili che sono differenze individuali di come le persone affrontano le situazioni stressanti, e processi che si focalizzano sui particolari approcci che le persone usano per gestire le transazioni stressanti tra la persona e la situazione.

Il contributo degli autori di impostazione psicologica al problema dello stress è stato fondamentalmente quello di avere sottolineato l’importanza della valutazione del significato dello stimolo nella produzione della reazione di stress, mediata dall’attivazione emozionale.

Inoltre, essi hanno giustamente posto l’accento non solo sugli aspetti fisiologici dello stress, come era stato fatto da Selye e dagli altri autori di impostazione fisiologica, ma anche sugli altri aspetti comportamentali associati.

Questo approccio considera lo stress in termini di interazione dinamica tra persona e ambiente di lavoro. In sede di studio, viene dedotto dall’esistenza di interazioni problematiche tra persona e ambiente oppure viene misurato in termini di processi cognitivi e reazioni emotive alla base di tali interazioni. In una certa misura, lo sviluppo di modelli psicologici ha rappresentato un tentativo per superare le critiche rivolte alle impostazioni precedenti.